Vaccino Covid: una corsa contro il tempo. Anche in borsa.

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Già dopo la prima ondata della pandemia di inizio anno, quando la situazione ha cominciato ad apparire più grave di quanto si pensasse inizialmente, si è iniziato a parlare di un eventuale vaccino per il COVID-19. Oggi, quasi 9 mesi dopo, le prime sperimentazioni si stanno concludendo fornendo risultati incoraggianti. O almeno così sembra.

Vaccino Covid: una corsa contro il tempo. Anche in borsa.

Vaccino contro il COVID-19: un guerra di borsa

Sono davvero molte le multinazionali farmaceutiche che negli ultimi mesi hanno lavorato a spron battuto per realizzare un vaccino in grado di proteggere dal Coronavirus i soggetti più a rischio. Tra i primi a tagliare il traguardo ci sono due aziende americane, la Pfizer/BioNTech e la Moderna.

Analizzando però la situazione, sembra che la vera lotta sia in borsa: l’annuncio di aver creato un vaccino con efficacia superiore al 90% ha fruttato alle due società diversi milioni di dollari, guadagnati in borsa quasi senza battere ciglio.
È evidente quindi come gli interessi che muovono le multinazionali non si limitino semplicemente alla salvaguardia della salute dei cittadini, ma si spingano ben oltre.

44 mila volontari per i test

La corsa contro il tempo sembra essere giunta a un primo traguardo grazie al completamento della fase sperimentale 3 dei test. In particolare, secondo i dati rilasciati dalla Pfizer/BioNTech l’efficacia del vaccino per il Covid si aggira attorno al 95%, ben superiore al minimo del 50% richiesto inizialmente dalla Commissione Europea.

Oggetto di studio sono stati 44 mila volontari, metà dei quali sottoposta a vaccino, mentre l’altra metà trattata con un farmaco placebo. Tra tutti, 170 soggetti hanno contratto il virus e solo 8 di questi appartenevano alla metà sottoposta a vaccino.

Ma come funziona il vaccino contro il Coronavirus?

Entrambi i vaccini che a oggi sembrano essere efficaci funzionano sfruttando l’RNA messaggero (mRna). In sostanza, il vaccino contiene nanoparticelle lipidiche che creano una “pellicola” di protezione del materiale genetico, l’mRna appunto. Una volta iniettato il siero, la capsula adiposa trasporta il suo carico nelle cellule e l’Rna messaggero le istruisce a costruire la proteina spike, insegnando così al sistema immunitario a riconoscere e bloccare il Coronavirus.

L’Europa si è assicurata una grossa fetta della produzione grazie al contratto siglato il 10 novembre scorso. Delle 200 milioni di dosi, il 13,51% spetterà all’Italia, quindi le fasce più deboli della nostra popolazione avranno a disposizione, almeno per iniziare, 27 milioni di dosi.

Non ci resta che attendere per valutare l’efficacia di questo nuovo prodotto farmaceutico, destinato, forse, a curare definitivamente questa pandemia.

Beatrice Piselli | La redazione

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