Lombardia: il primato tra multe e autovelox (nascosti)

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L’Italia ha più autovelox per chilometro di qualsiasi altro Paese europeo. E la Lombardia da “un bella mano” a detenere il primato

Lombardia: il primato tra multe e autovelox

In Italia, stando ai dati diffusi dalla piattaforma di servizio informazioni del traffico Coyote, tenendo conto dei vari strumenti per il controllo della velocità, ci sono un paio di radar ogni 100 chilometri.
Recenti statistiche condotte da associazioni, fa sapere lo Sportello dei Diritti, hanno elaborato i dati forniti delle polizie locali e stradali dei singoli stati del’Ue, arrivando alla spiacevole conclusione che l’Italia è il primo Paese in Europa con più autovelox per chilometro.

Segnalare gli autovelox è obbligatorio

Troppo spesso si parla di autovelox nascosti oppure mal segnalati e cartelli stradali indicanti limiti e divieti praticamente invisibili. Questo, nonostante le varie sentenze della Cassazione contro i dispositivi elettrici per il rilevamento della velocità usati per “far cassa”. Infatti con due altre ordinanze 24795/18 e 24796/18, rese di recente dalla sesta sezione civile della Suprema Corte, sono stati ribaditi i principi a tutela del diritto di difesa dei conducenti, secondo cui deve essere annullato il verbale e nessun punto va decurtato dalla patente di guida se il verbale elevato con autovelox o comunque con apparecchiatura che misura la velocità non indica che la strumentazione è segnalata in modo visibile a chi percorre la strada.

Lombardia: il primato tra multe e autovelox (nascosti)

Multe e ricorsi

La disposizione non è ancora applicata “alla lettera” da alcuni comuni, come si evince da quando è accaduto di recente a Milano, in viale Fulvio Testi dove erano state registrate circa 70mila contravvenzioni in poche settimane. Uno dei cittadini multati per eccesso di velocità ben 15 volte in un mese dalla stessa “macchinetta” ha presentato ricorso al giudice di pace e l’ha vinto. “Segnaletica lacunosa” e “apparecchio non sufficientemente visibile” sono state le argomentazioni principali sollevate dall’avvocato della Codacom, la nota associazione dei consumatori.

Un’altro esempio lo troviamo a Pavia, dove sono state comminate oltre 9500 multe per eccesso di velocità rilevate nell’arco di un mese dal nuovo autovelox sulla provinciale 206 Voghera. La Codacons sostiene che “l’autovelox di Casei Gerola è stato posizionato al solo scopo di fare cassa, i risultati si vedono con un numero di multe sconcertante. L’installazione dovrebbe avvenire solo per tutelare l’incolumità degli automobilisti e per ridurre la sinistrosità, non per fare cassa”. A questa affermazione è seguita la diffida del Codacons alla Provincia di Pavia per chiedere la rimozione dell’autovelox.

Lombardia: il primato tra multe e autovelox (nascosti)

Un lettore di Pavia ci scrive

“Mi capita a volte di leggere sul quotidiano della mia città “ Saranno installate nuove colonnine di rilevamento velocita’ in via……….ecc.ecc” e subito mi prende un senso di rivolta e di rabbia e contemporaneamente mi sorge una domanda, perchè? A che servono tutte queste installazioni? A rendere la viabilita’ cittadina e extracittadina piu’ sicura? E’ difficile crederlo visto che nonostante tutto questo dispiegamento di controlli e relative multe, il numero di incidenti, i feriti e le vittime crescono ogni anno in numero veramente rilevante.

In altre parole , l’utilizzo di questi dispositivi non dà e non garantisce i risultati per cui sono stati pensati e installati. E allora perchè le varie amministrazioni comunali perseverano in questa direzione? Perché posizionano dispositivi per il rilevamento della velocità in tratti rettilinei e in aperta campagna o in prossimita’ di piccoli agglomerati o singole costruzioni, dove non c’è un pedone e probabilmente non ce ne sarà mai uno?
L’unica spiegazione è che si sono rivelati molto utili per fare cassa. E prova ne sia che la cifra ipotizzata viene messa a bilancio preventivo per la gestione a venire.

Personalmente mi è capitato di vedermi recapitare le solite buste verdi con raccomandata  speditemi dai Comuni di Argenta, Motta Visconti, Certosa di Pavia e Carbonara Ticino, contenenti multe e verbali meticolosi  dove mediamente la velocita’ massima rilevata, detratto il 5% di favore, risultava di 2-3-4 Km superiore al limite consentito. Evidentemente tutte strade “molto pericolose” nelle quali pero non si esita a spostare i dispositivi in altra posizione se non hanno la resa prevista.

Sanzioni amministrative

Collegata a questa densità di autovelox è senza dubbio l’incremento delle multe di circa il 100%. “Recenti statistiche – fa sapere lo Sportello dei Diritti – condotte da associazioni, hanno infatti elaborato i dati forniti delle polizie locali e stradali dei singoli stati del’Ue, arrivando alla spiacevole conclusione che il nostro Paese è in assoluto quello che fa pagare le multe “più salate”.

Infatti i risultati di questo studio evidenziano un aumento delle multe nell’ultimo triennio del 976%.
Le sanzioni amministrative per l’eccesso di velocità vanno da 41 a 168 euro quando si supera il limite di non oltre 10 km/h; quanto il superamento del limite è di oltre 10 km/h ma di non oltre 40 km/h la sanzione va da 168 a 674 euro, tale somma sale da 527 a 2.108 euro se il superamento del limite è di oltre 40 km/h ma di non oltre 60 km/h; infine, se il superamento del limite è di oltre 60 km/h la sanzione va da 821 a 3.287 euro. Tutte queste sanzioni sono aumentate di un terzo se la violazione viene commessa in orari notturni, dalle ore 22 alle ore 7.

Il problema è complesso, sottolinea lo Sportello dei Diritti, perché radar e autovelox spesso mal segnalati, portano a un’infinità di ricorsi. Quest’ultimi risultano essere sempre più dispendiosi, faticosi e incerti. Appellarsi al giudice di pace richiede un esborso di 43 euro (contributo unificato), oltre alla capacità di districarsi nella burocrazia italiana che spesso non aiuta a ottenere alcuna esenzione dal pagamento della multa. Insomma, come dice giustamente il nostro lettore arrabbiato, tutto sembra portare in un’unica direzione: fare cassa”.

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Una risposta

  1. Gennaio 2020

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