Landscape Festival a Bergamo: dal 4 al 20 settembre la XVI edizione “Nuovo Rinascimento”
Dal 4 al 20 settembre 2026 Bergamo torna a essere uno dei centri più osservati in Italia quando si parla di paesaggio, progettazione urbana e qualità dello spazio pubblico.

Il Landscape Festival – I Maestri del Paesaggio arriva alla sua sedicesima edizione con un messaggio chiaro: il paesaggio non è un ornamento stagionale, ma una leva concreta per leggere la crisi climatica, ripensare la città e costruire relazioni più solide tra natura, cultura e comunità.
Il tema scelto per quest’anno, Nuovo Rinascimento, racconta proprio questa ambizione. Non si tratta solo di un ritorno al verde in chiave estetica, ma di un cambio di prospettiva che mette al centro il valore civile del progetto paesaggistico.
In un’epoca segnata da ondate di calore, consumo di suolo e bisogno di spazi condivisi, il festival bergamasco si presenta come un laboratorio urbano in cui l’idea di bellezza coincide con quella di utilità pubblica.
Una manifestazione che ha cambiato il modo di leggere Bergamo
Nato nel 2011 per iniziativa dell’associazione Arketipos, il Landscape Festival ha trasformato Bergamo in una piattaforma internazionale dedicata alla cultura del paesaggio. I numeri mostrano la sua crescita: 15 edizioni già alle spalle, oltre 300.000 visitatori all’anno, più di 70 aziende partner e oltre 200 relatori internazionali.
Non è dunque una rassegna di nicchia, ma un appuntamento capace di attrarre professionisti, studiosi, amministratori e pubblico generalista.
Qui c’è anche il primo equivoco da superare: il paesaggio non coincide con una semplice installazione vegetale. Il festival mette in scena giardini, allestimenti temporanei e incontri, ma il suo significato va molto oltre la decorazione urbana.
Il vero tema è la capacità del progetto paesaggistico di incidere su mobilità, microclima, vivibilità degli spazi e identità dei luoghi. In altre parole, il verde non è il fine: è lo strumento.
Nuovo Rinascimento: il tema del 2026
L’edizione 2026 punta su un’idea forte: far dialogare cultura e scienza dentro il paesaggio. La storica Piazza Vecchia, nel cuore di Bergamo Alta, resta il simbolo visivo del festival.
Ma il format di quest’anno sembra orientarsi verso una lettura più integrata dello spazio urbano, meno centrata sulla spettacolarità della grande installazione e più attenta alla relazione tra architettura, fruizione quotidiana e identità storica della piazza.
È una scelta coerente con la fase che stanno vivendo molte città europee. Oggi il paesaggio è chiamato a rispondere a problemi molto concreti: ombreggiamento degli spazi pubblici, aumento della biodiversità, gestione dell’acqua piovana, qualità dell’aria, accessibilità e inclusione sociale.
Il “nuovo rinascimento” evocato dal festival non è quindi un semplice slogan, ma il tentativo di tradurre la bellezza in politiche urbane più robuste e più lungimiranti.
L’accordo con l’Università degli studi di Bergamo

La novità più interessante del 2026 è la partnership con l’Università degli studi di Bergamo. Gli incontri di alta formazione si terranno dal 16 al 19 settembre nella sede di Sant’Agostino, e daranno al festival una dimensione accademica ancora più marcata.
La collaborazione valorizza il lavoro del dottorato in Landscape Studies for Global and Local Challenges, un percorso interdisciplinare e plurilingue che guarda al paesaggio come tema scientifico, culturale e sociale.
Il momento più atteso sarà l’International Meeting of Landscape and Garden, in programma il 18 e 19 settembre. Due giornate che riuniranno progettisti e studiosi provenienti da diversi paesi, con contributi da contesti internazionali come Belgio, Spagna, Stati Uniti e Cile.
La formula è pensata per un pubblico specialistico ma aperto alla contaminazione: lezioni, confronti progettuali, traduzione simultanea e momenti di networking rendono l’appuntamento un punto di incontro tra teoria e pratica.
Qui emerge un altro aspetto spesso sottovalutato: i festival del paesaggio non servono solo a mostrare progetti finiti, ma a costruire una comunità professionale. La presenza dell’ateneo orobico rafforza questa funzione, perché lega la dimensione pubblica dell’evento a un lavoro di ricerca e formazione che continua oltre le date del calendario.
Tra esperienza urbana e formazione: come leggere il festival
Il Landscape Festival funziona proprio perché unisce tre livelli diversi. Il primo è quello visivo, con gli allestimenti e la trasformazione temporanea di alcuni luoghi simbolo della città.
Il secondo è quello culturale, affidato a conferenze, seminari e masterclass dedicati a professionisti e appassionati. Il terzo è quello territoriale, perché l’evento dialoga con Bergamo Alta, con i suoi percorsi storici e con la sua vocazione a città laboratorio.
Per il visitatore, questo significa una cosa molto semplice: non basta fermarsi a guardare la scenografia. Conviene attraversare la città, leggere i cambiamenti degli spazi, osservare come il progetto paesaggistico si innesti su un contesto complesso e stratificato. È in questo passaggio che il festival mostra la sua forza: trasforma un evento temporaneo in una riflessione concreta su come si progettano oggi le città.
Un appuntamento che parla anche del futuro urbano
Il successo del Landscape Festival dipende dalla sua capacità di tenere insieme pubblico ampio e contenuto specialistico, memoria storica e innovazione, estetica e servizio alla città. Bergamo, dal 4 al 20 settembre, non ospita soltanto un festival: ospita una discussione sul futuro degli spazi condivisi.
E il fatto che questa discussione passi attraverso il dialogo con l’università segnala una direzione precisa: il paesaggio non è un capitolo accessorio dell’urbanistica, ma una delle sue forme più avanzate e più necessarie.
In questo senso, la XVI edizione ha un valore che va oltre la durata dell’evento. Il messaggio è semplice e potente: progettare il paesaggio significa progettare il modo in cui viviamo, ci muoviamo e riconosciamo i luoghi. Ed è proprio per questo che Bergamo, per qualche settimana, continua a essere una delle capitali italiane del dibattito sul rapporto tra natura, città e comunità.
