Vino contraffatto nell’Oltrepò pavese: 5 arresti

Vino e uva, frodi aziende su certificazioni doc e false dichiarazioni enologi

L’Oltrepò pavese, uno dei regni del vino di qualità, torna alle cronache per il vino contraffatto. Tra falsi vini doc, enologi corrotti e arresti nell’ indagine di Carabinieri e Gdf.

Se Milano si presenta come epicentro degli eventi e delle feste del vino, ecco che un territorio lombardo dove il vino “Doc” è una bandiera piena d’orgoglio si ritrova nel ciclone dei Falsi e delle falsità.

L’Oltrepo’ Pavese, famoso nel mondo per la produzione delle migliori tipologie di vino (che sia vino da tavola o vino doc) si è ritrovata al centro di operazione sul vino contraffatto. Sulla scia dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Pavia, l’operazione svolta dai Carabinieri e dalla Guardia di Finanza ha portato a cinque arresti. E’ lo scandalo del vino contraffatto.

Le accuse, a parte il non rispetto per la raffinatezza tanto amata da Bacco, rivelerebbero azioni criminali, anche lesive della salute dei consumatori.

Alterazioni e false verifiche nelle frodi a base di uva

Per gli arrestati le accuse sono molteplici. Intanto di aver spacciato per Doc e Igt vini che non possiedono tali certificazioni, organizzando la produzione con l’utilizzo di uve di qualità non conforme, e comunque di qualità inferiore. Inoltre venivano venduti per “Bio” prodotti con uve non biologiche. Ma non basta. L’indagine ha portato alla luce lavorazioni con l’impiego di addizionati, aromi o anidride carbonica, oppure con l’uso di zucchero e simili per aumentare illecitamente le gradazioni.

Sono coinvolti titolari e referenti di aziende vinicole e cantine sociali, tra cui In particolare evidenza risulta la società Canneto Pavese. Tutti ritenuti responsabili a vario modo e in concorso di associazione a delinquere, frode in commercio e contraffazione di prodotti alimentari.

L’indagine ha di fatto svelato un piano organizzativo molto sofisticato, con riferimento alla complicità di enologi disposti a false verifiche che facevano passare il vino contraffatto e alterato fornendo la certificazione DOC. Così vengano smerciate grandi quantità di “falso vino”, come Pinot Grigio e Prosecco.
Già sei anni fa un’altra inchiesta aveva coinvolto dei produttori vinicoli dell’Oltrepò pavese, ma quella attuale sembrerebbe ben più grande e su vasta scala.

Calderone.News Redazione – F.R.

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