Coronavirus: in Lombardia aperti solo alimentari e farmacie

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Adesso #iostoacasa non basta più per contenere la diffusione del coronavirus. Fermiamo anche i mezzi pubblici e le attività commerciali non indispensabili. Oggi la richiesta al governo.

Coronavirus: in Lombardia aperti solo alimentari e farmacie

Le misure si inaspriscono

Sarà il decesso del consigliere comunale di Piacenza Nelio Pavesi (68 anni) morto oggi per coronavirus, sarà il numero dei contagi che sale in maniera esponenziale, ma le misure per il contenimento dell’epidemia si inaspriscono di giorno in giorno.

Il sistema sanitario sta arrivando ai limiti massimi di stress, avvisa il governatore Attilio Fontana, e può reggere a questi ritmi non più di un’altra settimana”. Quindi è necessario abbassare il numero dei contagi ( 5.469, con un incremento di 1.280 casi nella giornata di lunedì) per per non far collassare gli ospedali.

Infatti, proprio oggi i governatori Fontana e Zaia, insieme ai 12 sindaci dei capoluoghi delle province della regione, chiedono un ulteriore irrigidimento delle misure per il contenimento dell’epidemia. “È questa è la strada – dichiara il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana – oltre a limitare drasticamente i contatti sociali è necessaria la chiusura delle attività commerciali non essenziali e il trasporto pubblico locale“.

Così diventa “non essenziale” anche circolare in auto per la città per un motivo qualsiasi. Il rischio è quello farsi fermare da una pattuglia della polizia stradale che vuole sapere da dove vieni e dove vai.

La Cina “docet”

La chiusura della zona rossa del Lodigiano ha portato effettivamente a un calo dei contagi da coronavirus. Per questo, il pensiero diffuso tra i nostri governanti è “piuttosto che protrarre un’agonia che potrebbe durare mesi forse è meglio arrivare a una chiusura totale, così da bloccare definitivamente il contagio”.

Del resto “Cina docet”. In poco più di due mesi il numero dei malati per Covid-19 in Cina pare assestarsi. Ma che cosa hanno fatto per fermare l’epidemia?

Li Zehua, ex giornalista di CCTV arrestato dai servizi di sicurezza cinesi, aveva mostrato sui social network l’isolamento che il governo cinese aveva imposto per contenere il contagio, ma aveva anche spiegato come l’azione draconiana delle autorità spesso si trasformasse in vere e proprie violenze sui cittadini. I suoi reportage raccontavano quella linea sottile che in caso di gravi crisi divide la libertà personale dalla sicurezza nazionale. Di Zehua da oltre una settimana non si hanno più notizie.

Vogliamo davvero seguire questo esempio?

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