Giornata contro il razzismo: un cortometraggio su Rosa Parks per dire il no alle discriminazioni

Il 21 marzo ricorre, come ogni anno, la Giornata contro il razzismo. Quest’anno sarà proiettato in tutta Italia il cortometraggio dedicato a Rosa Parks, la donna afroamericana diventata simbolo per le battaglie sui diritti dei civili. Passato alla storia il suo rifiuto di cedere il posto a un bianco su un autobus

Come ogni anno, si celebra il 21 marzo la Giornata internazionale per l’eliminazione delle discriminazioni razziali. La ricorrenza è stata istituita dall’Organizzazione delle Nazioni unite nel 1966, in ricordo delle vittime del massacro di Sharpeville, in Sudafrica, sei anni prima.

Si trattò dell’evento più sanguinoso, sotto il regime dell’apartheid nel Paese. Trecento poliziotti bianchi aprirono il fuoco contro 69 manifestanti che protestavano contro l’Urban Areas Act, ovvero la legge che imponeva ai sudafricani di esibire un permesso speciale se venivano fermati nelle aree riservate ai bianchi.

Da allora, in occasione di questa giornata, si moltiplicano in tutto il mondo le campagne di sensibilizzazione su un tema oggi purtroppo ancora presente.

Anche il nostro Paese, attraverso l’Unar, l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali deputato a garantire il diritto alla parità di trattamento di tutte le persone, non farà mancare il proprio apporto. Tra le tante iniziative che ci saranno ve ne segnaliamo una in particolare.

Nel pomeriggio del 21 marzo sarà infatti presentato il cortometraggio “Io sono Rosa Parks“, a cura del regista Alessandro Garilli, prodotto da Angelika Vision con il sostegno di Mibact e bando MigrArti.

Il corto è stato realizzato in collaborazione con le associazioni Risine Africans, Italiani senza Cittadinanza e Centro Mondinsieme. Sarà presentato nelle librerie di Bologna, Bari, Firenze, Genova, Lecce, Milano, Napoli, Padova, Mestre, Palermo, Roma, Torino e Verona.

Una donna con un coraggio straordinario

Il nome Rosa Parks sarà familiare a molti. Si può dire che grazie a lei la lotta alle discriminazioni razziali ha avuto un impulso quasi decisivo.

Attivista statunitense, afroamericana, simbolo del movimento per i diritti civili, divenne famosa nel 1955 per aver rifiutato a Montgomery di cedere il posto su un autobus a un bianco, nonostante l’invito a farlo rivoltole dal conducente.

Va precisato che allora sui mezzi pubblici della capitale dell’Alabama i posti a sedere erano divisi per settore in base al colore della pelle. I primi erano destinati ai bianchi, quelli in fondo agli afroamericani mentre in mezzo una parte poteva essere utilizzata da entrambi a patto che i neri li cedessero ai bianchi qualora non ce ne fossero altri disponibili.

La sua presa di posizione, sebbene la portò inizialmente all’arresto, scoperchiò un vaso di Pandora e diede il là a Montgomery a quello che la storia ricorda come il “boicottaggio degli autobus”.

Per 381 giorni dozzine di pullman rimasero fermi in segno di protesta finché non fosse stata rimossa la legge, cosa che poi avvenne con la pronuncia della Corte suprema degli Stati uniti che ne decretò l’incostituzionalità.

Il resto è storia con le battaglie promosse dal pastore protestante Martin Luther King, leader della comunità afroamericana, e con l’esempio di Nelson Mandela, che dovette scontare 27 anni di carcere per le sue lotte contro il segregazionismo.

Una riflessione che si impone come necessaria

A quattordici anni dalla sua morte, della Parks si può dire che questi ideali rimangono ancora in vita e con questo cortometraggio si invita a una riflessione su ogni possibile rigurgito di razzismo.

La trama del corto, ambientata in un museo, ce ne dà una dimostrazione lampante. In esso si narrano le vicende di 12 protagonisti con origini famigliari diverse (ghanese, ecuadoriana, nigeriana, albanese…) e arrivano da diverse città italiane.

Tutti appartengono al movimento “Italiani Senza Cittadinanza”, che si batte per l’accesso alla nazionalità italiana e pari diritti per un milione di figli di stranieri nati o cresciuti in Italia.

Si racconta dunque il legame tra il profondo sud degli Stati Uniti degli anni Cinquanta e Sessanta e l’odierno Medio Oriente, compiendo una riflessione a tutto tondo sulla segregazione.

L’intento è anche mostrare come questa non divida soltanto bianchi e neri ma anche i diritti dei “civili”(nel senso dei cittadini) da quelli degli umani.

Calderone.News redazione – Andrea Sicuro

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