Il governo impugna la legge sulla caccia della Regione Lombardia

Il governo ha annunciato di aver impugnato davanti alla Corte costituzionale la legge sulla caccia, approvata dalla Regione Lombardia lo scorso anno. Sotto accusa alcune disposizioni che avrebbero invaso la competenza legislativa dello Stato. Viene da chiedersi a quale risultato può portare una simile iniziativa.

Si apre un terreno di scontro tra il governo e la Regione Lombardia. L’esecutivo Lega-Movimento Cinque Stelle ha impugnato davanti alla Corte costituzionale la legge sulla caccia approvata dal Pirellone il 4 dicembre 2018. La proposta è arrivata dal ministro degli Affari regionali, la leghista Erika Stefani.

Sembra quasi un paradosso che un esponente di un partito politico al potere prenda le distanze da un provvedimento emanato da dei suoi colleghi ma è successo davvero. Sotto accusa ci sono infatti quattro articoli della normativa n. 17, dal titolo “Legge di revisione normativa e di semplificazione 2018”.

Secondo quanto reso noto nel comunicato diffuso da Palazzo Chigi, “alcune disposizioni in materia di caccia invadono la competenza esclusiva dello Stato sulla tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, in violazione dell’art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione”.

Numerose incongruenze

Il tutto è partito da un esposto delle associazioni ambientaliste Lac, Lipu, Lav, Wwf, Enpa che hanno portato l’attenzione sul caso. In particolare, sarebbero state violate le disposizioni statali riguardanti l’annotazione non immediata, il tesserino venatorio regionale e gli animali selvatici abbattuti dal cacciatore.

Profili di incostituzionalità sono stati ravvisati relativamente alle distanze di rispetto dai luoghi di lavoro e dai fabbricati rurali in caso di utilizzo dei fucili nell’attività venatoria da appostamento.

Inoltre ci sono criticità anche per quanto riguarda l’esclusività delle opzioni di caccia praticate o da appostamento fisso con richiami vivi o in forma vagante, attività che non può essere svolta in entrambe le modalità dal cacciatore.

Infine sotto la lente d’ingrandimento figura anche la misurazione delle distanze di sicurezza degli appostamenti di caccia rispetto ai fabbricati, che vanno calcolate tenendo conto delle distanze lineari, a prescindere dalla morfologia del terreno.

Si diventa cacciatori anche con la minore età

Per inciso, la legge regionale di semplificazione prevede, su tutti, l’abolizione del limite delle 55 giornate di caccia e l’ampliamento del periodo della caccia alla volpe, di un mese dal 31 dicembre al 31 gennaio. Anche a coloro che hanno compiuto 17 anni è stata poi data possibilità di conseguire il tesserino da cacciatore, previo superamento di un esame di abilitazione (il rilascio del fucile avviene comunque con la maggiore età).

Il gioco delle parti

Inevitabili anche le reazioni del mondo politico. Secondo Matteo Piloni del Partito Democratico, “la Lega per far credere ai cacciatori di essere la loro paladina ne ha peggiorato la vita”.

Del medesimo avviso anche Marco Degli Angeli, M5s: “Era chiaro fin dall’inizio che quei provvedimenti fossero in contrasto con le norme nazionali. Favorivano la caccia, che ha delle regole stabilite a livello nazionale, per il tornaconto elettorale di alcuni tra assessori e consiglieri della maggioranza. L’impugnazione è una vittoria per la tutela dell’ambiente e per il patrimonio faunistico”.

Schermaglie tra partiti che rientrano ormai nel tradizionale gioco delle parti. È quantomai lecito porsi il dubbio se questa iniziativa non sia intrisa di un pizzico di demagogia e se veramente sia quello di cui il Paese aveva bisogno in questo momento.

Calderone.News redazione- Andrea Sicuro

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