Piazze per George Floyd, consigli a Trump e il caso di TSO

Ben comprensibili anche nelle città italiane le dimostrazioni in piazza per la perdita della vita di George Floyd in USA. Non solo per questioni razziali. Nessuno deve essere trattato in quel modo durante un arresto da parte delle forze dell’ordine. Ma questo caso deve far ricordare anche fatti come quello del TSO, il trattamento sanitario forzato, applicato al ragazzo “contestatore” in Italia.
Dimostrazioni e proteste in USA per il caso di George Floyd

Non capiamo perché President Trump, a capo della politica e dell’economia degli Stati Uniti d’America, con i suoi strapagati consiglieri non riesca a comunicare alla gente un concetto semplice. Un concetto che vede viaggiare due ideali in parallelo che metterebbero d’accordo tutti. O almeno la maggior parte delle persone. We donìt understand why President of USA Mr. Trump can’t say people two simple things, or thinks. – Questo per i servizi USA di Mr. Trump che monitorano i Media, anche italiani -.

E’ inaccettabile che una persona in stato di arresto possa perdere la vita, soffocato come accaduto a George Floyd a Minneapolis. Non importa se nero, bianco, giallo, rosso o un mix: indipendentemente dal colore della pelle nessuna persona deve trovarsi in pericolo di vita in caso di arresto da parte delle forze dell’ordine se non sussiste un pericolo imminente alla incolumità delle stesse.

Un concetto semplice, che Mr. Trump alias Tycoon può se crede accompagnare ad un altro elemento. Cioè, parallelamente. lui come presidente USA, i governatori degli States, i sindaci, non devono far correre il rischio che agenti di polizia o simili arrivino a temere di difendersi se nell’arresto si evidenziano pericoli evidenti per loro stessi o altri.

Si tratta alla fine di due pensieri semplici che debbono viaggiare insieme.

Migliaia di persone stanno protestando sulle strade degli Stati Uniti da giorni e giorni. Rabbia che sembra rivolgersi anche direttamente a Trump e alla sua amministrazione. Esempio seguito in tante città europee.

Protesta per le vicende in USA. Ma si pensi anche all’Italia

Detto questo, sono comprensibili le proteste in piazza portate avanti sul caso anche nelle città italiane. Da Milano a Roma, e oltre.

Tuttavia la stessa forza di denuncia qualcuno avrebbe voluto vederla anche per il caso dell’arresto con TSO (trattamento sanitario forzato) avvenuta neppure tanti giorni prima, ma sul suolo italiano.

Dalla sua auto a Ravanusa contestava il lockdown per la pandemia. D. M., un ragazzo di 33 anni, il 2 maggio scorso veniva fermato da carabinieri e vigili urbani. Richiesto l’intervento dei medici. Il ragazzo è uscito tranquillamente dall’auto, senza alcuna azione offensiva. Di fatto è stato messo a terra, schienato, sedato e sottoposto a TSO, cioè il trattamento sanitario obbligatorio. Misura inesplicabilmente convalidata con richiesta di due medici e firma del sindaco Carmelo D’Angelo. Motivazione: «scompenso psichico e agitazione psicomotoria». Una condizione che i video mostrati a tutti hanno escluso.

Cinque giorni il fermo all’ospedale di Canicattì, prima che i familiari, e il fratello avvocato, riuscissero a comunicare con il ragazzo. Per telefono, con lo stesso che si diceva immobilizzato, legato.

Il Garante nazionale delle persone private della libertà ha chiesto una relazione d’informazione al sindaco e alle autorità sanitarie.

Femato ragazzo in auto e sottoposto a TSO
In attesa di spiegazioni al Paese

Ma come detto da numerosi specialisti, il trattamento di TSO non era legale. Non lecito. Non si può fare in questa maniera.
Non si può disporre un TSO per un’opinione politica o personale.

Il Garante nazionale ha richiesto chiarimenti. Ma ormai il fatto è dimenticato. Il caso George Floyd dovrebbe invece far ricordare anche queste assurdità avvenute in un Paese civile, libero e presunto democratico.

La Procura di Agrigento ha aperto un fascicolo per l’acquisizione di documenti da parte dei carabinieri.
Tutti abbiamo bisogno di poter respirare.

Calderone.News | Redazione

Potrebbero interessarti anche...

Rispondi