Coronavirus: nato per caso e di dubbie origini

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Nato in laboratorio o al mercato del pesce, certo è che l’epidemia da coronavirus è stata accertata con molto ritardo. Tutta colpa dei Cinesi. Ma l’ONU dov’era?

Coronavirus: nato per caso e di dubbie origini

Ormai sappiamo che in Cina la vendita di animali selvatici è consentita ma la portata del commercio degli animali vivi in Cina non è chiara. Non molti di questi sono venduti sui mercati. Perlopiù vengono cacciati di frodo, importati ed esportati illegalmente, per diventare cibo, medicine, trofei e animali domestici. L’industria della medicina tradizionale cinese, basata fortemente sull’antica credenza nei poteri di guarigione di alcune parti di animali, è un potente motore di questo commercio.

In realtà per molti cinesi, mangiare gli animali selvatici è un’aberrazione culturale. Nei mercati, gli animali sono morenti, assetati, tenuti in gabbie arrugginite e completamente sporchi. I canali mediatici controllati dallo Stato come China Daily hanno pubblicato duri editoriali di denuncia su questa pratica, promuovendone il divieto permanente. Inoltre questi cibi non fanno parte della dieta con cui sono cresciuti giovani cinesi e la maggior parte è convinta che non dovrebbe essere considerato cibo.

Diffuso da un incidente

Questo è uno dei motivi per cui dirigenti dell’intelligence Usa e della sicurezza nazionale americana stanno esaminando tra le possibilità quella che il nuovo coronavirus sia nato, più che in un mercato, in un laboratorio di Wuhan. Quindi la causa della sua diffusione, in sintesi è un incidente. Lo riferisce la Cnn citando varie fonti a conoscenza di un dossier, ma ritengono però prematuro trarre qualsiasi conclusione.

Anche il Washington Post aveva anticipato il tema, rilanciando la notizia che nel 2018, diplomatici dell’ambasciata americana a Pechino visitarono diverse volte l’istituto di virologia di Wuhan (Wiv) e decisero di avvisare Washington ammonendo sulle inadeguate condizioni di sicurezza del laboratorio, che conduceva rischiose ricerche sui pipistrelli.

Gli esperti scientifici, informarono che le scoperte del laboratorio cinese suggerivano che i coronavirus tipo Sars dei pipistrelli possono essere trasmessi agli umani e causare malattie. Ma l’appello non ebbe seguito. Forse perché tante, troppe voci autorevoli sostenevano l’esatto contrario.

Invece in questi giorni, Donald Trump ha confermato che è in corso un “esame molto approfondito sul fatto che questo o un laboratorio a Wuhan possa essere la fonte del Covid-19. Per ora non sono emerse prove in questo senso e la comunità scientifica continua a confutare questa ipotesi, parlando di un virus proveniente dagli animali e non da provetta.

Ma perché solo adesso?

Gli Stati Uniti hanno a disposizione servizi di informazione particolarmente potenti che controllano le comunicazioni, trattano i big data, scrutano il territorio con satelliti. Sono anche in grado di fare foto ad altissima definizione, hanno informatori distribuiti dappertutto eccetera. Come è possibile che a un tale apparato sia sfuggita una epidemia per oltre un mese?

Vogliamo ricordare che un’epidemia mobilita migliaia di medici e paramedici, poliziotti, produttori di presidi medici. Inoltre provoca blocchi sulle vie di comunicazione, produce una insolita agitazione nei palazzi del governo, comporta la spedizione massiccia di materiale sanitario eccetera. E’ lecito domandarsi come possa essere sfuggito un movimento di queste proporzioni ad un servizio di informazione che si immagina tenga particolarmente d’occhio un paese come la Cina.

In Cina censurati i social nazionali

Il governo cinese è sotto accusa anche perché ha taciuto per più di un mese e forse due, sia l’epidemia di coronavirus che i numeri reali dell’influenza. Inoltre, a partire da fine dicembre ha iniziato a censurare sui social nazionali ogni informazione relativa al Coronavirus, in particolare sulle piattaforme WeChat (1,1 mld di utenti) e YY (più di 300 milioni di utenti).  

Lo afferma un approfondito studio realizzato da Citizen Lab, un laboratorio interdisciplinare della Munk School of Global Affairs dell’Università di Toronto (Canada), aggiungendo che WeChat è molto frequentata tra i medici che la utilizzano per ottenere informazioni professionali dai colleghi. E inverosimile che tutte questa censura non abbia messo in allarme i servizi di intelligence.

Un problema sottovalutato

Quando finalmente il problema è emerso nessuno l’ha preso in seria considerazione. In tutto il mondo, Italia compresa, c’è stata una stupefacente sottovalutazione del problema. Gran parte dei governanti hanno prima negato il pericolo, poi lo hanno minimizzato e alla fine sono corsi ai ripari quando l’epidemia già era diffusa. Infatti è mancata completamente qualsiasi genere di prevenzione, o organizzazione. Troppo tardi è diventato importante il vergognoso problema delle mascherine, dei respiratori eccetera.

Ora si dice che se il Governo cinese avesse comunicato in tempo la diffusione del virus, si sarebbe forse potuto evitare la pandemia, ed allora i cinesi sono colpevoli. Ma l’Organizzazione Mondiale della Sanità, dov’era? Come mai ci ha messo tanto tempo per riconoscere lo stato di pandemia, alternando le accuse con le lodi al governo cinese?

Stando alle informazioni circolate nei mesi precedenti, l’Oms, insieme ad organi della sanità francese avrebbe partecipato ad un programma di studi dell’istituto di infettivologia di Wuhan. Visto che si trovavano proprio nella città dove è esplosa l’epidemia, non è chiaro come siano sfuggiti, tanto ai sanitari dell’Oms quanto ai francesi, i segnali di quel che stava accadendo.

Far parlare di sé

Escludendo complotti diabolici fra i governanti pensiamo che tutti i politici, ormai sono stati abituati soprattutto a cercare visibilità e approvazione, rimuovendo ogni tema scomodo. Sono tutti specialisti nel nascondere i problemi anzi che affrontarli e risolverli. Tutti maestri nel fare un gesto eclatante o pronunciare una frase provocatoria ad effetto. Si crea la polemica, il tema divide, il Paese ne parla e l’obiettivo è raggiunto: far parlare di sé e far aumentare le interazioni nei social network. E i media danno proprio una bella mano con microfoni telecamere sempre accesi per riprendere in qualsiasi situazione la politica che diventa show.

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